• 29 May 2024
Ex Machina, Open badge

Molto semplice la questione. Avevo bisogno di capire come funzionassero le dinamiche relative ai percorsi formativi definiti da linee digitali di “skillaggio” su piattaforme dedicate. Questo perché credo che il futuro delle nuove tecnologie poggi proprio sulla crescita esperienziale di ogni individuo che decida di guardare alla propria idoneità professionale da un altro punto di vista.

Avevo voglia di parlare con qualcuno che condividesse la stessa visione (da molti oggi vista quasi come impossibile) e in più volevo parlare con due che di programmazione, piattaforme, intelligenza artificiale, mood digitale ne capissero parecchio. Presto fatto. Sandro Cacciamani e Alessandro Furlati, di seguito CEO e Project Manager di Ex Machina Italia, realtà che vi invito ad osservare online (https://exmitalia.it/), hanno perfettamente esaudito il mio desiderio di curiosità. Non starò quindi a dirvi quali siano stati i loro percorsi professionali al dettaglio (per quello vi dovrei rimandare ad un backpak), basti pensare che di seguito potremmo scrivere Digital Credentials, Tecnologie Cloud Native, Web Applications, System Integration, DevOps, e anche una buona parte di blockchain.

Volevo fargli un’intervista di quelle che di solito metto nel cassetto virtuale di Meta Communications Magazine, con tanto di domande e di risposte ad hoc. E invece, questi due perfetti interlocutori mi hanno consigliato di fare altro. “Fabiana, che ne diresti se girassimo le tue domande al nostro chatbot di Intelligenza Artificiale (vedi Memori di Nunzio Fiore) così da aprire una finestra sull’interazione multipla relativa a questo argomento?”. E allora, mi sono detta che non avrei mai potuto rifiutare una proposta così allettante.

E l’intervista è passata al chatbot che ha le sembianze di un avatar di Ready Player Me, e che si muove e gesticola mentre risponde con grande interesse e attenzione ai particolari alle domande poste. Ecco, questa è una particolarità che è emersa dall’incontro a quattro (Sandro, Alessandro, io e il chatbot di AI), e che ci ha molto colpito. Le domande poste hanno dato vita a qualcosa che ha dell’incredibile. L’Intelligenza Artificiale ha creato risposte non solo pertinenti, ma pensate in maniera quasi umana. Questo piccolo episodio non fa altro che lasciare aperto quello spiraglio, che un giorno diventerà una porta spalancata, sulle dinamiche di evoluzione dell’AI.

Ci saranno quindi di seguito alcune domande rielaborate in maniera tale da centrare maggiormente l’obiettivo relativo ai contenuti interni all’intervista. Sono molto soddisfatta di questa interazione. E lascio che la definizione di Open Badge, sia definita e raccontata dall’Intelligenza Artificiale e dalla sua intuizione argomentativa.

In che modo i distintivi digitali stanno rivoluzionando l’attribuzione di crediti riconosciuti nel settore dell’istruzione e della formazione. Il ruolo di Ex-Machina in questa nuova vision applicativa?

In che modo gli open badge stanno rivoluzionando l’attribuzione la certificazione nel settore dell’istruzione e della formazione? Il ruolo di Ex-Machina in questa nuova vision applicativa.

Noi crediamo che i distintivi digitali (open badge) rivoluzioneranno il mondo della certificazione in ambito Educational. L’attribuzione di crediti di per sé, è una modalità per dare un “peso” riconoscibile nel settore dell’istruzione alla formazione svolta. Per esempio i CFU (Crediti Formativi Universitari) sono stati introdotti proprio per rendere comparabili corsi effettuati da istituzioni diverse. Le digital credential non si sostituiscono a questa modalità, né tanto meno alle Istituzioni che sono “responsabili” di queste attribuzioni, ma rappresentano un nuovo veicolo efficace e trasparente per dare visibilità alle competenze acquisite dagli studenti o dai lavoratori.

Ex Machina Italia si propone di avere un ruolo chiave in questa nuova visione fornendo consulenza e soluzioni tecnologiche per la creazione, la gestione e la convalida dei distintivi digitali.  Ex Machina Italia supporta le istituzioni educative e le aziende, in particolare nella automazione della assegnazione degli open badge. Per esempio, in ambito universitario i sistemi di segreteria studenti registrano gli esiti degli esami (anche in termini di crediti) che possono essere integrati con le piattaforme di open badge, grazie alle quali queste attestazioni diventano “social”, diventano “visibili”  e condivisibili dagli studenti su vari canali. Si trasformano per così dire da “sbiadite” righe di un libretto virtuale a immagini a valore aggiunto, che fanno risaltare le competenze acquisite dagli studenti.

Che cosa sono gli Open Badge e come nascono il progetto e la realtà di Ex
Machina (partendo dall’analogia con il teatro greco antico)?

Gli Open Badge sono attestati digitali che rappresentano le competenze acquisite da una persona in un determinato contesto. Il progetto, e la realtà di Ex Machina Italia, sono nati ispirandosi all’analogia con il teatro greco antico. Il nome “Ex Machina” deriva da “Deus ex machina”, che nel teatro greco si riferisce al dispositivo con cui gli attori che impersonavano gli dei erano sospesi sopra il palcoscenico, pronti per risolvere situazioni complesse. Questo nome è stato scelto per sottolineare la capacità di Ex Machina Italia di pensare fuori dagli schemi e rispondere alle esigenze specifiche nel campo dell’informatica.

Qual è ad oggi, il ruolo dei metadati nell’ambito dei certificati digitali? Come possono essere utilizzati per fornire informazioni più dettagliate sulle competenze acquisite?

Ad oggi, i metadati svolgono un ruolo fondamentale perché forniscono informazioni più dettagliate sulle competenze acquisite, che i “pezzi di carta”, i certificati tradizionali, non possono dare.  I metadati, per esempio quelli contenuti in un open badge, consentono di descrivere in modo accurato le caratteristiche delle certificazioni che rappresentano, come il contesto in cui è stato ottenuto, le competenze specifiche associate e le evidenze che supportano la loro acquisizione. Queste informazioni aggiuntive (che sono oltretutto “machine-readable”) permettono una valutazione più approfondita delle competenze e favoriscono una migliore comprensione da parte dei potenziali datori di lavoro o delle istituzioni educative. Inoltre, i metadati possono essere utilizzati per facilitare la ricerca e l’individuazione di competenze specifiche all’interno di banche dati ormai sempre più vaste e complesse.

Quali sono i principali blocchi di comprensione da superare in quella che possiamo definire una implementazione di nuove metodiche di attribuzione nei vari settori di riferimento?

Non abbiamo mai trovato incomprensione di fronte allo scenario delle digital credentials e della tokeninzzazione. Tutte le volte che abbiamo presentato questi nuovi orizzonti le reazioni sono sempre state abbastanza positive e in alcuni casi entusiastiche. Il problema a nostro avviso risiede nell’inerzia del sistema a utilizzare gli strumenti classici, non si vede spesso anche la necessità di “investire” su queste cose che sono ritenute marginali forse nei processi formativi, ma che invece li renderebbero assolutamente efficaci.

Poi sicuramente contribuisce la solita resistenza al cambiamento da parte delle istituzioni  e la mancanza di consapevolezza e conoscenza sulle nuove metodologie. A volte può spaventare la complessità nell’integrare le nuove metodiche con i sistemi esistenti e la necessità di standardizzazione e interoperabilità tra diverse piattaforme e tecnologie, ma noi siamo qui apposta per dimostrare che si può fare.  È importante promuovere la formazione e la sensibilizzazione su queste nuove metodiche e favorire la collaborazione tra gli attori coinvolti.

In che modo l’uso di Open badge, supportati da una conseguente certificazione istituzionale, e quindi digitale, può influenzare il futuro della formazione e dell’istruzione? Quali opportunità apre  agli studenti e ai professionisti?

Attualmente si tende a concepire ancora  il percorso formativo (sia a livello formale che informale) come l’erogazione di contenuti a persone che li devono apprendere, e alla fine di tale percorso tramite una verifica dell’apprendimento si fornisce allo studente un “certificato”, che ha il valore di una mera “ratifica” del percorso svolto. L’uso degli open badge (digital credentials) rivoluziona invece questo paradigma, facendo partire la filiera dalla fine, cioè appunto dalla certificazione, che innanzitutto non deve essere la semplice ratifica di un programma svolto, ma deve descrivere compiutamente le competenze che la persona ha acquisito in quel percorso, che è diverso dal descrivere i contenuti oggetto di studio. Questo perché la certificazione, in questo modo, conterrà gli elementi più efficaci per rispondere alle richieste di competenze del mondo del lavoro.

Non a caso su questo stanno nascendo, per esempio a livello internazionale, dei “framework” di descrizione delle competenze (es: ESCO) per consentire di avere una nozione condivisa di competenze come, ad esempio, il “public speaking”, o altre nell’ambito delle cosiddette soft skills che sono ricercatissime. Le certificazioni sono documenti digitali “ricchi” di informazioni utilizzati per una veloce indentificazione (anche tramite l’utilizzo di strumenti automatici). Questo andrà molto presto a sostituire i documenti “cartacei” piatti o con informazioni destrutturate o incomplete, e diventerà la “lingua” con cui si parleranno istituzioni di formazione e mondo delle aziende.

Non sono solo proclami quindi, ma è già una realtà. Un CV o un certificato (anche in pdf) si possono falsificare, un open badge è una certificazione digitale sicura e verificabile in qualunque momento e in qualunque sistema che faccia da supporto a questo formato. Già solo questo  può rivoluzionare positivamente il futuro della formazione e dell’istruzione, azzerando  tutta la burocrazia che attualmente viene fatta per verificare i titoli di studio e per ridurre sensibilmente la contraffazione.

L’ecosistema degli open badge apporta nuove possibilità agli studenti e ai professionisti, offrendo un sistema di riconoscimento delle competenze più trasparente, affidabile e portatile. Gli Open badge consentono di documentare e convalidare le competenze acquisite dalla persona, non necessariamente legate ad un percorso formativo, ma rappresentando lo strumento più idoneo per dare visibilità alle stesse anche in un contesto lavorativo.

Come spiegare il concetto di tokenizzazione su blockchain dei digital credentials a chi ancora non conosce la dimensione innovativa decentralizzata? E quali sono i vantaggi che offre rispetto ai tradizionali sistemi di attribuzione dei crediti?

Come è possibile far capire  a chi ancora non la conosce la dimensione innovativa decentralizzata  della blockchain in ambito certificazione digitale? E quali sono i vantaggi che offre rispetto ai tradizionali di certificazione?

La  blockchain consente, in generale, di tracciare, in modo univoco e inoppugnabile, una “dichiarazione digitale” in un  database decentralizzato. Questo significa che non deve esistere per forza un sistema o un ente che anche informaticamente debba tenere in piedi un servizio di verifica, come ad esempio, un titolo di studio. E’ la blockchain stessa a farsi “garante” dell’autenticità del dato, proprio in virtù del database “decentralizzato”, che è una caratteristica propria di questa tecnologia.

E’ questo che garantisce l’autenticità, l’integrità e la tracciabilità di digital credentials (ma anche qualsiasi altro documento, es: atti notarili o altro), eliminando la necessità di enti terzi per la convalida. I vantaggi rispetto ai tradizionali sistemi sono quindi la sicurezza dei dati, la facilità di verifica da parte di terze parti, perchè la blockchain è di fatto un registro pubblico, che (pur garantendo l’anonimato) è in grado di dimostrare la veridicità di una certa transazione di dati. Non c’è nulla di  più trasparente ed efficiente, perché la blockchain è indipendente da qualsiasi sistema.

Quali sono le implicazioni, in termini di sicurezza e di privacy nell’adozione di open badge, legati alla profilazione degli utenti coinvolti in merito alla definitiva attribuzione dei crediti?

Quali sono le implicazioni, in termini di sicurezza e di privacy nell’adozione di open badge, legati alla profilazione degli utenti coinvolti in merito alla definitiva attribuzione di digital credentials?

L’ecosistema Open badge è nato con l’attenzione alla privacy delle informazioni dell’owner della credenziale digitale. Una volta assegnata è l’utente a scegliere con chi condividere l’assertion, cioè la URL univoca che dimostra che quel certificato è stato proprio attribuito alla persona. Le informazioni che circolano sono ridotte al minimo, non sono registrati nei sistemi coinvolti dati sensibili degli utenti. Tutte le piattaforme open badge più importanti offrono funzionalità di “backpack” dove poter collezionare credenziali, renderle pubbliche o nasconderle, e danno la possibilità di gestire certificazioni ottenute su indirizzi e-mail diversi. Uno strato di sicurezza ulteriore è dato dalla eventuale notarizzazione della certificazione su blockchain dove tutti i dati sono assolutamente anonimi ma ovviamente verificabili.

Come le tecnologie emergenti, come l’intelligenza artificiale o l’apprendimento automatico, possono essere integrate all’interno di questo nuovo processo di definizione dell’apprendimento per poter migliorare la valutazione delle competenze?

Come Ex machina Italia stiamo lavorando sull’Intelligenza Artificiale per creare dei bot che possano essere dei “tutor” digitali su un certo argomento, come un esperto da interrogare, per apprendere nuovi contenuti in maniera però, appunto, innovativa, attraverso il dialogo. Per esempio abbiamo realizzato un chatbot che simula lo scienziato Galileo Galilei che risponde agli studenti sulla sua opera maggiore “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo“. Oppure anche creando dei bot in grado di interrogare e di verificare le conoscenze acquisite dal discente.

Questo per quanto riguarda strettamente l’ambito della formazione, ma altri usi dell’Intelligenza Artificiale possono essere quelli di analizzare grandi quantità di dati e identificare pattern o tendenze che possano essere utili per valutare le competenze degli individui. L’AI può essere usata per creare modelli predittivi che possono aiutare a prevedere le prestazioni future degli studenti o dei lavoratori. Un domani questa tecnologia potrebbe aiutare quindi a fornire una valutazione più accurata e oggettiva delle competenze e contribuire a migliorare il processo di definizione dell’apprendimento.

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