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La fantascienza ha sempre immaginato il giorno in cui qualcuno avrebbe potuto leggere i nostri pensieri direttamente dal cervello. Diciamo allora che, quella linea di confine tra realtà e fantasia sta diventando adesso, sempre più sfocata. Non siamo ancora in grado di decodificare i pensieri privati di una persona con assoluta precisione, ma gli ultimi anni hanno portato risultati sorprendentemente concreti che fanno intravedere un futuro dove il dialogo tra mente e macchina diventerà sempre più sofisticato.
Cominciamo da quello che funziona già. Nel 2023, un team di ricercatori guidati da Tang ha pubblicato su Nature Neuroscience uno studio che descriveva gli step dell’uso della risonanza magnetica funzionale e di modelli linguistici di intelligenza artificiale per ricostruire le frasi ascoltate da un soggetto. Non sono trascrizioni perfette, carattere per carattere, ma le ricostruzioni catturano il senso e il contenuto semantico della frase originale con un’accuratezza che non sarebbe stata nemmeno immaginabile pochi anni fa. Questo accade perchè cervello, quando ascoltiamo qualcosa, crea schemi di attivazione neurali molto prevedibili, e le AI moderne riescono a leggerli.
La linea Neuralink e la visione specifica
Cosa ancora più affascinante, come abbiamo avuto modo di vedere attraverso gli aggiornamenti forniti dal team di Musk, sta accadendo nel campo della decodifica motoria. I sistemi di interfaccia cervello-computer (già testati dall’Università della California a San Francisco) e poi sviluppati appunto da Neuralink, sono riusciti a tradurre i segnali motori della corteccia in comandi operativi. Questo significa che persone completamente paralizzate oggi possono riuscire a scrivere lettere e spostare un cursore sullo schermo semplicemente pensando quel movimento specifico. Anche questo però già lo sapevamo.
E poi c’è la visione. E’ da pochi mesi che dei modelli generativi hanno hanno dato il via ad una linea di riconoscimento di determinate immagini viste da una persona, osservando l’attività del loro cortex visivo (lobo occipitale e parte posteriore del cervello). Le ricostruzioni non sono fotografie fedeli, ma mantengono una somiglianza strutturale con quello che il soggetto stava effettivamente guardando. Questo dimostra ancora una volta che il nostro cervello, lascia tracce leggibili dell’esperienza visiva.
Qui però si ferma la realtà di oggi. Accanto a questi successi concreti c’è anche una grande zona grigia dove la ricerca sta ancora cercando di trovare il filo di Arianna.
Algoritmi e previsioni
I pensieri pre-verbali rimangono un mistero. Non esiste alcun sistema in grado di leggere con certezza quello che qualcuno sta pensando prima, ed in grado di esprimerlo a parole. Anche se, gli scienziati, hanno scoperto che l’attività cerebrale correlata alle immagini mentali, ossia quando immaginiamo una cosa, una scena, un oggetto), può essere parzialmente ricostruita. È un inizio, ma siamo ancora lontani dal poter accedere al flusso di coscienza privato di una persona.
Lo stesso discorso vale per l’anticipazione cognitiva e motoria. Sappiamo che il cervello genera segnali predittivi prima di compiere un’azione (i potenziali preparatori). E sappiamo anche che alcuni algoritmi riescono a identificarli, e anche a prevederli. Questo però è ben diverso dal poter indovinare con precisione una scelta cognitiva un po’ più complessa. L’Intelligenza Artificiale oggi può riconoscere quando stai per muovere un dito, ma non perché hai deciso di dire sì a una domanda difficile.
Conclusioni
E poi, c’è la zona del mistero (che a me piace tanto), e cioè quando il mondo interiore vero e proprio viene messo sotto esame. Certo, siamo agli albori della comprensione di come il nostro cervello codifichi emozioni e stati affettivi. Siamo in grado di identificare modelli e meccanismi neurali che a stati come la paura di base, la gioia e l’ansia, ma un ricordo nascosto, un pensiero intimo, una fantasia segreta, al momento, restano come sigillati nel nostro cranio. Per ora.
Questo piccolo articolo, potrei dire geografico della neurotecnologia vuole però essere chiaro. Diremo allora che, possiamo leggere il cervello quando parliamo il suo linguaggio (quello della percezione sensoriale, dei comandi motori, degli schemi linguistici ripetibili), ma i livelli più profondi della coscienza, quelli dove risiedono i segreti e le scelte autentiche, continuano a sfuggirci. E forse è anche un bene, almeno finché non saremo in grado di comprendere cosa farcene di tutto questo potere (si spera sempre benefico).






