13 Aprile 2024 aggiornato alle 12:00
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OMS e Intelligenza Artificiale: norme o dittatura sanitaria?

OMS Intelligenza Artificiale

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) o WHO, ha emesso da poco un documento che va ad esporre le considerazioni principali in ambito normativo riguardanti l’applicazione dell’intelligenza artificiale nel campo della salute.

Garantire e preservare (forse)

Questo nuovo testo sottolinea l’importanza di garantire la sicurezza e l’efficacia dei sistemi di intelligenza artificiale, promuovendone nello stesso tempo la disponibilità ultra rapida di questi sistemi per coloro che ne hanno bisogno e facilitando il dialogo tra le varie parti interessate, tra cui gli sviluppatori, i regolatori, i produttori, gli operatori sanitari e non ultimi i pazienti.

Considerando la crescente disponibilità di dati sanitari e l’avanzamento rapido delle tecniche analitiche, che spaziano dal machine learning alla logica e alle statistiche, l’OMS sottolinea il potenziale trasformativo dell’Intelligenza Artificiale soprattutto all’interno del settore sanitario.

L’organizzazione riconosce l’opportunità che l’AI offre nel riuscire a migliorare gli esiti sanitari attraverso il potenziamento degli studi clinici, l’ottimizzazione della diagnosi medica, il trattamento, l’auto-cura e, cosa molto importante, l’assistenza centrata sulla persona. Tutto questo con una possibilità superiore di riuscire in tempi molto più veloci ad integrare tutto quel bagaglio di conoscenze e di abilità destinate agli operatori sanitari.

Intelligenza Artificiale e centralità del paziente

Sebbene questa nuova possibilità tecnologica possa dimostrarsi utile in contesti privi di specialisti medici, come nell’interpretazione di scansioni retiniche e immagini radiologiche ad esempio, l’OMS sottolinea comunque che l’implementazione rapida di queste “opportunità” algoritmiche, a volte senza una comprensione completa del loro funzionamento, potrebbe comportare confusione e qualche volta errori nell’arrivare agli utenti finali.

L’uso di dati sanitari da parte dei sistemi di intelligenza artificiale potrebbe di conseguenza comportare l’accesso a informazioni personali sensibili, rendendo necessari solidi quadri giuridici e normativi per proteggere la privacy, la sicurezza e l’integrità dei dati.

La nuova guida dell’OMS mira a supportare i Paesi nell’efficace regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale per massimizzare i benefici e minimizzare i rischi. Ma sarà vero? Sono realmente queste le intenzioni? In un periodo di assestamento post pandemico stiamo purtroppo assistendo ad una sempre più massiccia regolamentazione di obblighi sanitari che spesso non riescono ad inserirsi in quadri di diritti trasparenti e giusti.

Le sei aree chiave

In risposta alla crescente necessità da parte di molti Paesi nel voler gestire responsabilmente la rapida ascesa delle tecnologie innovative in ambito sanitario basate sull’IA, la pubblicazione dell’OMS identifica precisamente sei aree chiave per una sicura regolamentazione nel contesto della salute. Per promuovere la fiducia, si enfatizza l’importanza della trasparenza, che include la documentazione dell’intero ciclo di vita del prodotto e il monitoraggio dei processi di sviluppo. Questo però esula dall’obbligo di utilizzare il prodotto stesso, per fare un esempio. Per la gestione del rischio, vengono affrontate questioni come l’uso previsto, l’apprendimento continuo, gli interventi umani, i modelli di formazione e le minacce alla sicurezza informatica, tutte con approcci dettagliati per garantire una gestione completa.

Sfide normative e trasparenza d’intenti

La convalida esterna dei dati e la chiarezza sull’uso previsto dell’Intelligenza Artificiale contribuiscono a garantire la sicurezza e facilitare la regolamentazione (così come si legge nella dichiarazione ufficiale). Eppure, sebbene questo assomigli molto ad un lasciapassare preventivo per la nostra salute, sembra molto avvicinarsi ad un controllo ed “etichettamento” degli individui sottoposti a determinate cure. Benché, quindi l’impegno per la qualità dei dati, attraverso una rigorosa valutazione dei sistemi prima del rilascio, sia identificato dall’OMS come vitale per prevenire l’amplificazione di pregiudizi ed errori, tutto questo collima con la realtà dei fatti e forse degli interessi interni (vedi Bill Gates).

I Gates e il futuro degli interessi

Gli Stati Uniti rivestono attualmente il ruolo preminente come principale contributore all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il loro impegno finanziario è così significativo che, nel caso in cui decidessero di interrompere la sola componente volontaria dei loro contributi, il bilancio totale dell’organizzazione subirebbe una diminuzione significativa dell’11,7%. Una tale decisione avrebbe un impatto notevole, portando a un cambiamento decisivo all’interno della struttura dei finanziamenti dell’OMS.

E se gli Stati Uniti dovessero ridimensionare il loro contributo, il risultato sarebbe un ribaltamento notevole nella posizione del principale finanziatore dell’OMS. In questa eventualità, il primato spetterebbe non a uno stato membro, ma piuttosto a un’organizzazione filantropica privata: la Bill & Melinda Gates Foundation. Attualmente, la fondazione contribuisce con il 9,4% al bilancio complessivo dell’OMS, occupando una posizione di notevole rilievo nell’assicurare la continuità delle attività dell’organizzazione.

Panorama di salute globale

La Bill & Melinda Gates Foundation, fondata da Bill Gates e Melinda French Gates, ha consolidato la sua posizione come attore chiave nel panorama globale della salute, investendo risorse significative per affrontare questioni cruciali come la lotta contro malattie trasmissibili, la promozione della salute materno-infantile e il miglioramento dell’accesso a cure mediche essenziali.

E fin qui la storia la conosciamo un po’ tutti.

La sua presenza come principale finanziatore dell’OMS, in caso di un cambiamento nella partecipazione degli Stati Uniti, sottolineerebbe ulteriormente il ruolo delle organizzazioni filantropiche nel sostenere gli sforzi mondiali per la salute pubblica. È davvero importante sottolineare che questa dinamica finanziaria potrebbe influenzare le decisioni strategiche e le priorità dell’OMS.

Cosa vuol dire? Semplice, il passaggio da un finanziatore principale di natura statale a uno di natura privata potrebbe comportare una diversa dinamica nella definizione delle politiche sanitarie globali, evidenziando il ruolo sempre più rilevante delle iniziative filantropiche nella guida del progresso sanitario a livello mondiale. Eppure non è di filantropi che qui si sta parlando, ma di gruppi che decidono la reale implementazione di tecnologie abilitanti all’interno di una classificazione (secondo target) di una popolazione mondiale costretta a seguire determinate linee sanitarie. Perché è di questo che si sta parlando.

Nel momento in cui si va a sottolineare la dipendenza finanziaria dell’OMS da contributi specifici, questo evidenzia la necessità di diversificare le fonti di finanziamento per garantire la resilienza e la continuità delle attività dell’organizzazione. Una maggiore diversificazione potrebbe implicare una partecipazione più ampia e equilibrata di stati membri e di organizzazioni filantropiche, riducendo la vulnerabilità derivante da una dipendenza eccessiva da un singolo donatore o categoria di donatori.

Conclusioni

Per tornare al testo dell’ultima pubblicazione in fatto di sfide normative importanti e complesse, come il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) in Europa e l’Health Insurance Portability and Accountability Act (HIPAA) negli Stati Uniti, va sempre posto l’accento sulla comprensione dell’ambito della giurisdizione e sui requisiti di consenso per garantire realmente e in maniera efficace, la privacy e la protezione dei dati. Punto questo importantissimo per capire da che parte guardare oggi e in futuro per valutare dei reali, giusti e trasparenti criteri di tutela della nostra salute.

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