• 29 May 2024
VR e DSA

Come esperta del potenziamento in ambito DSA, mi sono sempre interrogata sulle tante possibilità di creazione di possibili metodiche di insegnamento innovative. La Realtà Virtuale si pone allora come diamante grezzo a cui fare riferimento.

Imparare immergendosi

Le ricerche attualmente dimostrano che il numero degli studenti dislessici è in aumento, e con loro anche la consapevolezza di dover imbastire nuovi discorsi su tecniche e metodologie da applicare. Parliamo di apprendimento e di quelle diverse strade attraverso cui improntare il metodo di lavoro, ma ci riferiamo anche alla dimensione genitoriale che viene coinvolta. Le informazioni e i risultati ottenuti con l’utilizzo della Realtà Virtuale in ambito DSA sono davvero entusiasmanti e soprattutto in evoluzione continua. Quello che più colpisce dell’utilizzo di un’applicazione in VR dedicata agli studenti con disturbi dell’apprendimento è la facilità della riuscita e il valore aggiunto. E’ stata già in parte dimostrata l’efficacia di questa nuova tecnologia e il suo utilizzo ha motivato molte classi di studenti ad interagire imparando.

VR e istruzione

Quello che capita con l’utilizzo della Realtà Virtuale all’interno di uno spazio didattico è prima di tutto la trasformazione del processo vero di apprendimento. Uno studente DSA scoprirà di poter imparare molto più facilmente, e secondo logiche che rendono accessibili più ambiti contemporaneamente, vedendo le cose di cui normalmente gli si parlerebbe all’interno di un’aula. Non solo quindi si impara ma si interagisce anche con ciò che si sta osservando. Naturalmente utilizzare la VR a scuola o anche all’Università, non vuol dire creare solo una dimensione utilizzabile da chi ha disordini dell’apprendimento. La tecnologia immersiva virtuale è una possibilità di approfondimento valida per tutti. Ed è questo che la rende perfettamente inclusiva.

Evidenza empirica e processi di lettura

Quello che normalmente accade nel momento in cui si va a decodificare un’informazione visiva e sonora è l’attivazione di circuiti neuronali che favoriscono la memoria. Si attiva così la regione ospitata all’interno del lobo temporale sinistro del nostro cervello (sistema visivo), una sorta di scatola all’interno della quale si trovano in ordine tutte le informazioni. Questa piccola regione, che comprende i percorsi cerebrali di lettura, apprendimento fonologico e lessicale, si attiva nel momento in cui leggiamo. Nei lettori diciamo così “esperti”, il processo funziona perfettamente in parallelo e quindi mentre leggiamo il sistema fonologico e quello lessicale operano contemporaneamente.

Apprendimento e sue fasi

Automatizziamo così la lettura e la sua decodifica fonologica. Riconosciamo velocemente le parole e decodifichiamo il loro significato. Nel bambino, studente o adulto dislessico (anche se compensato) si assiste ad una lettura più lenta (ad esempio) in quanto il disordine risiede all’interno delle regioni preposte alla decodifica fonologica con una evidenziata non sincronia dei percorsi connessi. Questo porta di base ad una costruzione limitata neurologica dell’apprendimento globale. Il bambino dislessico allora avrà un istinto all’interpretazione della parola letta nel suo insieme dovuta ad una saturazione di base della memoria di lavoro, con attivazione conseguente dell’emisfero destro molto meno efficiente e non preposto alla lettura.

La VR che educa all’apprendimento

Il processo di insegnamento integrato all’utilizzo della Realtà Virtuale come metodo di lavoro, porta molti benefici nell’apprendimento e nel potenziamento cognitivo. Negli studenti DSA favorisce molto velocemente la capacità di connessione tra argomenti e le prestazioni didattiche che ne conseguono. Con la possibilità di immergersi in una dimensione interattiva virtuale si assiste ad un aumento della motivazione da parte dello stesso studente con un’acquisizione conseguente di conoscenze. La VR attiva anche un processo di personalizzazione delle informazioni ricevute, dimostrandosi non solo come una possibilità di intrattenimento all’interno dell’ambiente didattico, ma anche come richiamo alla cooperazione tra studenti. Gli studi dimostrano che l’attenzione ha una crescita esponenziale e la ricezione del messaggio è pulita, veloce e con un ritorno personale di soddisfazione dell’alunno non indifferente.

Costruire per imparare

Non soltanto quindi aumenterà l’interesse e anche l’abilità di interazione con l’utilizzo della Nuove Tecnologie, ma l’apprendimento sarà di carattere costruttivo e sicuramente innovativo. Utilizzare la Realtà Virtuale all’interno di un percorso scolastico con particolare attenzione allo sviluppo degli alunni DSA, vuol dire dare una possibilità in più di crescita. L’efficacia della VR all’interno di un piano didattico è una strada nuova da percorrere. La percezione fisica dell’essere e sentirsi presenti in un dato ambiente virtuale favorisce il senso di immersione interattiva. Lo studente si sentirà parte di quello che vive e lo stimolo virtuale sarà sia visivo che sonoro. In alcuni casi, e secondo le nuove scoperte in campo VR, anche tattile. Un bambino che si immergerà per imparare non avrà problematiche relative al contesto fisico abituale. Sarà in un ambiente protetto in cui gli si darà la possibilità di accedere alle informazioni nella loro totalità.

Aspettando il futuro

Quello che si cerca di spiegare con questo articolo è l’importanza dell’adozione delle applicazioni in VR all’interno del quadro scolastico. In particolare relazionandosi con l’apprendimento da potenziare nei bambini DSA. Si vuole inoltre sottolineare l’importanza della multi-sensorialità legata all’esperienza immersiva che si pone come uno dei percorsi più importanti su cui si dovrebbe concentrare la ricerca. Attualmente gli studi su questo doppio campo sono però ancora pochi. Ci auguriamo allora che presto vengano incentivate maggiormente le realtà scolastiche ad adottare le Nuove Tecnologie per potenziare l’apprendimento degli studenti in generale.