Comunichiamo soprattutto online. E spesse volte non abbiamo mai conosciuto dal vivo la persona con cui ci relazioniamo. Accade in ambito lavorativo, ma spesso è anche un primo approccio a carattere sociale. E abbiamo iniziato ormai a dare largo spazio anche ai nostri Avatar.
L’alter ego digitale
Sentiamo spesso parlare di Avatar, e ormai sta diventando una forma di comunicazione social riconosciuta. Il termine deriva dal sanscrito avatāra, ossia il corpo materiale, la forma fisica assunta da un dio per poter attuare la sua missione di restauro e ripristino dell’ordine cosmico. Cosa accade allora quando ci trasformiamo in un umanoide digitale? E quali sono le connessioni e ricadute psicologiche all’interno del nostro essere? Sono stati fatti diversi studi in proposito (Fong e Mar – 2015) e tutti sulla trasposizione della propria personalità attraverso la creazione e caratterizzazione dell’avatar. Per la precisione un avatar è la rappresentazione di ciò che riteniamo e ci sentiamo di essere all’interno di un mondo virtuale. Sono molte le cose che possono fare i nostri interlocutori digitali, prima fra tutte, nascondere eventuali difetti e proporre la parte che riteniamo essere più interessante. Dalle ricerche effettuate (York University) si è arrivati a stabilire una linea di similitudine caratteriale e spesso fisica con gli avatar realizzati. Questo vuol dire che la connotazione psicologica rispecchia il nostro dato esistenziale.
Personalità digitale
I ricercatori hanno valutato attentamente, dopo analisi effettuate su un campione disponibile al test, che l’empatia dimostrabile è stata la prima caratteristica psicologica annessa alla costruzione virtuale. Invece soggetti affetti da nevrosi particolare hanno dato meno importanza alla dote comunicativa, non riuscendo a definire una reale personalità. E’ emerso poi che nella caratterizzazione fisica legata anche agli abiti indossati, è emersa una sostanziale differenza. Chi si concentra su una creazione colorata, vivace e fluida dei tratti è più aperto alla comunicazione. Mentre chi opta per un avatar con capelli corti scuri e senza alcuna traccia di espressione facciale ha meno volontà di interazioni sociali.
Stereotipi e comunicazione
I ricercatori hanno poi valutato i diversi riscontri in materia di stereotipi associabili. E’ chiaro che la presenza all’interno di uno spazio virtuale tridimensionale metta in moto meccanismi psicologici molto forti. I social network basati sulla Realtà Virtuale creano meccanismi di costruzione della personalità davvero sorprendenti. E quello che l’utente mostra di sé diventa in automatico una porta aperta alla comunicazione sociale. Quello che vogliamo che appaia di noi sul Web è quello che ci costruiamo. Questo dare forma ha tanti accessi e tante dimensioni, da quella bidimensionale a quella virtuale ospitata dal Web3. Sicuramente però ciò di cui abbiamo bisogno è proprio un’immagine che ci rappresenti per quello che desideriamo si sappia di noi. Ciò infatti a cui inconsciamente miriamo è l’espansione virtuale di noi stessi. La realtà all’interno della quale questo io digitale comunica però è completamente diversa da quella in cui viviamo e ha delle sue leggi e regole. Soprattutto però limiti.

Oltre i confini corporei
Sappiamo che possiamo crearci più identità digitali. Siamo abituati ad avere più profili e mail diversificate e usiamo i social network in maniera differente a seconda della tipologia di questi. Possiamo fare altrettanto con un avatar al quale possiamo donare un profilo diverso in ogni momento e occasione. Esistono infatti più tipologie di avatar. Possiamo partire dalla teoria psicologica costruttiva degli avatar all’interno del gaming. Da uno studio condotto (Triberti e Argeton 2013) si sono evidenziate due diverse forme di avatar, quelle relazionali e quelle agentive. Entrambe caratterizzate da una funzione diversa. Gli avatar relazionali sono quelli che comunicano subito attraverso la loro caratterizzazione e quindi la propria immagine. I secondi invece sono quelli che rendono pratiche le intenzioni, azioni e obiettivi all’interno della relazione virtuale. Gli Avatar ci permettono comunque di realizzare quelle che sono le nostre fantasie in merito alla costruzione di una personalità specifica all’interno del mondo virtuale.
Conclusioni di un Avatar
L’importante è capire cosa si voglia far fare al nostro alter-ego digitale. Le possibilità che ci offre la nuova tecnologia legata al Web3 sembrano abbastanza promettenti. Molto si deve ancora lavorare sulla tipologia umanoide, ma con l’inclusione di sistemi legati all’AI, le cose non dovrebbero tardare a manifestarsi nella loro forma migliore.







11 replies on “Avatar mon amour”
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