13 Aprile 2024 aggiornato alle 12:00
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Il robot ICUB3

robot ICUB3

L’importanza di avere un device che ci permetta di entrare realmente in quella che definiamo come Realtà Virtuale è diventata ormai una necessità. Parliamo del nuovo robot ICub3.

Realtà virtuale e nuovi robot

Senza un’esperienza diretta, vera e tangibile dal punto di vista sensoriale, di quello che continuiamo a sentir chiamare metaverso, resteremo sempre in superficie senza capire le dinamiche basilari di questa tecnologia applicata alla percezione. Che si tratti di visori o di lenti collegate in AR, l’importanza del mezzo che collega il corpo, la visuale e la parte uditiva al mondo parallelo è l’unica porta da cui conviene entrare. Gli sviluppi declinabili attraverso questi mezzi di connessione, possono prevedere tanti risvolti sia professionali che a carattere sociale. Parliamo allora di cultura, di apprendimento, di medicina, di ricerca non soltanto tecnologica. L’ultimo progetto inaugurato, ma ancora in profonda fase di sperimentazione è quello che non pensavamo di poter vedere. Si chiama ICub3 ed è il nuovo prototipo di Robot che è stato progettato per muoversi all’interno del metaverso. 

ICUB3 e la rivoluzione tattile

Una nuova dimensione comunicativa che aprirà presto le porte a forme innovative di interazione. E’ l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova che ha portato avanti il progetto ancora in fase di sperimentazione. Già conosciuto come partner del suo predecessore ICub2, questo tramite sensoriale con il metaverso sarà una vera e propria rivoluzione. Per poter interagire con lui noi “umanoidi” dobbiamo semplicemente indossare una pettorina, che forse con il tempo diventerà una vera e propria tuta sensoriale, che si chiama iFeel.

Attraverso il tatto del robot fisico sugli oggetti noi potremo avere esperienza di ciò con cui lui interagirà. Il progetto ha avuto un costo elevato ed è durato per più di un anno, ma le premesse e le scommesse future sembrano essere di larga portata. Il punto su cui ci si sta soffermando è anche quello di promuovere una maggiore inclusione per quanto riguarda le persone con disabilità. Ad esempio il robot potrebbe operare per tutti coloro che sono impossibilitati a muoversi, portando la sua esperienza tattile e sensoriale in ogni parte del mondo.

Emozioni e robotica

Il robot sarà a tutti gli effetti il calco espressivo di un avatar all’interno del contesto metaversiano. E’ stato dimostrato che è possibile percepire le stesse sensazioni, attraverso l’accessorio corporeo iFeel, fino a trecento chilometri di distanza. Quello di cui si parla è quindi una dimensione di tele-esistenza, come è stata definita da chi ha portato avanti il progetto. Il primo esperimento di interazione lo si è avuto all’interno di un evento culturale dove il robot avatar di riferimento (ICub3) si muoveva all’interno dei vari ambienti riportando visivamente e sensorialmente tutto quello che vedeva e sentiva.

Il procedimento che porta alla doppia esperienza immersiva è caratterizzato dall’uso della fibra ottica. La tuta iFeel fa in modo da registrare i movimenti di chi la indossa facendo poi pervenire, sotto forma di impulsi, quello che è il tracciamento generale del corpo in azione.

Il futuro del metaverso

I campi d’azione per progetti come questo sono davvero innumerevoli. Immaginare di poter operare a distanza in contesti magari non accessibili dall’uomo ma facendone un’esperienza diretta non solo visiva, è l’alba del futuro. Il metaverso allora appare non solo come una dimensione di gioco che però può essere animata a tratti da progettazioni che interessano ruoli in campo professionale, ma un vero e proprio mondo oltre il quale far espandere la nostra mente.

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