• 16 June 2024
Origini della Realtà Virtuale

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Fermatevi un attimo, togliete il visore (se ne avete uno…almeno voi…) e provate a pensare al fatto che non sia stato Zuckerberg nello specifico ad inventarla. Parliamo della Realtà Virtuale. No, quel ragazzo dal taglio di capelli fortuito, non è l’autore di questa incredibile tecnologia, che non è nata affatto per giocare alla Play Station. Per poter comprendere appieno l’attuale stato della Realtà Virtuale, è fondamentale che si cominci allora fin dall’inizio e dall’analisi e dal racconto delle sue radici. Il che vuol dire dalle prime idee concettuali fino alle tecnologie pionieristiche che hanno gettato le basi per il mondo immersivo che tutti conosciamo oggi. Forse “tutti” però è un parolone.

La spada di Damocle di Ivan Sutherland

Cominciamo con il dire che il 1968 è un anno significativo nella storia della Realtà Virtuale, poiché segna la nascita e l’ideazione della Spada di Damocle, un dispositivo pionieristico sviluppato da Ivan Sutherland e dal suo studente Bob Sproull presso l’Università di Harvard. Bravo ragazzo questo Sproull. La spada di Damocle è considerata il primo sistema di Realtà Virtuale al mondo, anche se primitivo rispetto agli standard moderni. Questo dispositivo, che deve il suo nome alla mitologia greca, consisteva in un elaborato apparato che pendeva dal soffitto e copriva la testa dell’utente con un visore che proiettava immagini computerizzate, dando l’illusione di interagire con oggetti tridimensionali. Nonostante fosse rudimentale e pesante, la Spada di Damocle ha gettato le basi per le successive ricerche e sviluppi nel campo della Realtà Virtuale. Era però solo un accenno, pesantissimo, di quello che poi sarebbe nato.

I Data Gloves e il tattile dell’immersivo

Mentre la visualizzazione visiva era stata affrontata abbastanza bene (ma prometteva ancora moltissimo), restava comunque vuota la casella dedicata al senso del tatto. Una vera e propria sfida per i primi inventori. Fu qui che emersero i Data gloves. Questi dispositivi indossabili consentivano di poter interagire con l’ambiente virtuale attraverso gesti manuali.

Uno dei primi modelli fu il Sayre Glove, sviluppato nel 1977 da Thomas G. Zimmerman e Jaron Lanier presso l’Università del Colorado. Questi guanti utilizzavano sensori di resistenza flessibile per rilevare i movimenti delle dita e delle mani dell’utente, consentendo un’interazione più naturale e immersiva con il mondo virtuale. Jaron Lanier, che è considerato un pò il papà della Realtà Virtuale, non si fermò solo a questo. Poco dopo infatti, fu la volta del DataGlove di VPL Research (1987) uno dei primi dispositivi finalmente commerciabili di questo tipo. Questo prototipo utilizzava sensori di flessione e magnetici per tracciare i movimenti delle dita, consentendo agli utenti di manipolare gli oggetti virtuali con una precisione senza precedenti. Ed è importante saperlo, soprattutto oggi che dai controller, passiamo con gioia all’hand tracking senza conoscerne la reale provenienza.

La Realtà Virtuale oggi

Dagli umili inizi della Spada di Damocle e dei primi Data Gloves, la Realtà Virtuale ha fatto passi da gigante nel corso degli anni. Oggi, questa incredibile tecnologia è accessibile da parte di milioni di persone in tutto il mondo, grazie a dispositivi come Oculus Rift, HTC Vive e PlayStation VR (sì certo Oculus Quest 2, Pro etc).

Oltre all’entertainment però, la Realtà Virtuale trova applicazione in moltissimi campi e tutti serissimi. Parliamo allora di formazione, salute, architettura e tutto quello che si muove dietro la progettazione. Il continuo sviluppo di tecnologie come la Realtà Aumentata (AR), la Realtà Mista (MR) e naturalmente la VR promette bene e lo fa in maniera molto netta, aprendo nuove possibilità per l’interazione e l’esperienza umana.

I vari settori immersivi

Sebbene spesso associata all’ambito dell’intrattenimento e dei videogiochi, la Realtà Virtuale ha le sue radici anche nel settore militare. Dimensione questa che la utilizza ora in maniera quasi standardizzata. Negli ultimi anni, le forze armate di diverse nazioni hanno investito nella ricerca e nello sviluppo di questa tecnologia per scopi di addestramento, simulazioni di volo e operazioni militari. Questo investimento che potremmo definire anche precoce, ha contribuito in maniera massiccia, alla crescita e all’avanzamento della VR.

Prima che la Realtà Virtuale entrasse nel mainstream, sono stati diversi gli esperimenti psicologici davvero pionieristici, che hanno esplorato le sue potenzialità per la mente umana. Potenzialità in grado di influenzare la nostra percezione e il comportamento anche sociale. Fu, negli anni ’60, il dottor Morton Heilig a sviluppare il Sensorama, un dispositivo multi-sensoriale che esplorava l’idea di cinema immersivo, coinvolgendo gli spettatori in un’esperienza sensoriale completa.

Ecco, questo è quello che il Metaverso ci offre, un’esperienza immersiva totale e costruttiva. Un mondo in divenire e in grande crescita, in tanti di quei campi che un giorno sarà naturale pensare di non poterne fare a meno. Certo…connessione permettendo.